Lo sciopero prende di mira formazione e intelligenza artificiale
Franco Narducci
Giovanni Bianchi, l’indimenticabile Presidente nazionale delle Acli, utilizzava già all’inizio degli anni Ottanta la metafora delle “tute blu” diventate “colletti bianchi” per rappresentare plasticamente le trasformazioni radicali in atto nelle fabbriche. Con cognizione di causa, poiché Sesto San Giovanni, la città di Bianchi, era uno dei campioni del manifatturiero in Italia e, allargando l’orizzonte, anche in campo europeo.
L’immagine immutabile dei metalmeccanici degli anni Settanta cambiava volto: stava scomparendo “Cipputi” con le mani unte di grasso degli ingranaggi, sostituito dai giovani con il camice bianco che per testare un prototipo lo facevano sul digital twin. E in fabbrica si assisteva alla progressiva diffusione dell’inglese in parallelo con la digitalizzazione delle procedure. La paura - mai del tutto sopita - dell’impatto negativo della digitalizzazione e dei suoi effetti sull’occupazione accompagnò le trasformazioni nella fabbrica, ma la percentuale dei colletti bianchi superò ben presto quella degli operai tradizionali ancor prima della diffusione dei microchip, che, come un fiume in piena, avrebbero rivoluzionato il settore dei servizi.
Il digitale consente a tutti noi di gestire a domicilio il proprio traffico pagamenti e varie operazioni finanziarie, mentre il settore bancario reale ha perso, in Svizzera, 17’600 posti di lavoro negli ultimi 10 anni (dal 2013 al 2023). E non è ancora chiara la portata dei licenziamenti presso UBS nell’ambito dell’acquisizione di Credit Suisse: il taglio dovrebbe comportare la soppressione di 3’000 posti di lavoro tra il 2024 e il 2026. L’occupazione complessiva è tuttavia aumentata nei Paesi con un’alta percentuale di lavoratori e lavoratrici ricollocabili, grazie anche al collaudato sistema di formazione permanente e la Svizzera è un ottimo esempio in tal senso. Come affermano gli esperti, “la digitalizzazione genera ricchezza e la maggiore ricchezza genera nuovo lavoro”.
In questo scenario, tuttavia, non è ancora quantificabile l’impatto che sta producendo, e produrrà, l’irruzione dell’Intelligenza Artificiale, un tema caldissimo che tra l’altro ha portato alla creazione di molti termini nuovi, come “quaternario” (post-terziario) o la pluricitata “transizione”, che per ora sfuggono a gran parte della popolazione.
Dell’Intelligenza Artificiale abbiamo scoperto subito un aspetto scoraggiante come l’aumento delle truffe online, rese possibili dall’alterazione della voce tanto da renderla identica a quella di un parente stretto per abbassarne le difese, mediante il ricorso a programmi ottenibili gratis online.
La competizione globale spinge molte aziende a investire in Intelligenza Artificiale per non restare al passo. In Italia una delle aziende che hanno investito con forza nell’IA è la Cerved, appartenente ad Andrea Pignataro (Bologna, 1970, residente a Saint Moritz, Svizzera), un imprenditore italiano attivo nel settore della finanza che la rivista americana Forbes ha classificato al secondo posto tra i più ricchi in Italia.
Cerved, stante la propria autodefinizione, si prende cura del business dei clienti fornendo loro “servizi di valutazione, gestione e recupero crediti, report e studi di settore ad aziende e istituti finanziari”. Cerved passerà alla storia per essere la prima azienda in Italia in cui lo sciopero di 8 ore - il 19 novembre scorso - proclamato da Filcams, Fisascat e Uiltucs ha puntato i fari su Intelligenza Artificiale e Formazione. Lo stato di agitazione ha riguardato i 2.700 addetti della società
Ma quali motivazioni hanno spinto le maestranze ad aderire allo sciopero? Alcuni opinionisti hanno proposto il paragone con Squid Game (“Il gioco del calamaro"), la serie televisiva sudcoreana distribuita in tutto il mondo da Netflix, per evidenziare che nei programmi di formazione la Cerved tratterebbe i livelli occupazionali con il “metodo” che ricorda Squid Game
Secondo i sindacati alcune lavoratrici e alcuni lavoratori si sono ritrovati «con una proposta di uscita dall’azienda, se non si fossero ritrovati nelle motivazioni, nella programmazione e nella gestione del piano formativo».
Sa va sans dire - sostengono i sindacali - che le persone interessate non sanno quali siano «i criteri con cui sono state inserite nel piano di formazione e non sanno cosa accadrà se non raggiungeranno i livelli di performance richiesti. Una situazione che non ha nulla di formativo ma semmai si delinea come pressione impropria».
Siamo, verosimilmente, di fronte ad uno dei nodi posti dall’IA che cominciano ad affiorare nella prassi concreta, con i quali dovremo sempre più fare i conti. Soprattutto nei settori finanziari e bancari; come abbiamo visto, gli strumenti sempre più sofisticati portano ad una riduzione piuttosto che ad una espansione del livello di occupazione, con tutte le conseguenze in termini di difesa dei diritti e di giustizia sociale.
«L’azienda - hanno rimarcato i sindacati - non ci ha inoltre risposto alle domande sul perché inserire lavoratrici e lavoratori nel piano a volte senza criterio oggettivo, perché chiedere la disponibilità a lasciare l’azienda, perché proporre obiettivi di miglioramento delle performance difficili da raggiungere».
Ormai siamo di fronte a „Ere“ che cambiano ogni 15 anni!! Vi ricordate i famosi macchinari „ carusell“ che nelle industrie „rubavano“ tantissimi posti di lavoro a operai e operaie non qualificati!! Ma un riinserimento per molti fu possibile attraverso la riqualificazione! Poi é arrivata l‘era dei computer! Di internet!! Quanti posti di lavoro saltati?? Ma si vuole guadagnare sempre di più con meno manodopera, meno impiegati. La competivitá non ha più limiti!! Ma anche li é subentrato un assorbimento! attraverso la formazione, la specializzazione!! Adesso siamo di fronte ad una nuova „era“ venuta in tempi ancora più brevi!! I robot, l‘intelligenza artificiale! É il futuro che non si può fermare!! Siamo tutti preoccupati di fronte a questa nuova scommessa ma
RispondiEliminaIo non vedo alternative! Non si può fermare la ricerca, non si può fermare il futuro!! Dobbiamo preparare i nostri giovani a tutti i cambiamenti possibili ed inimmaginabili e avere una cultura di base sufficente per poterli affrontare! Il sindacato può aiutare a proteggere i lavoratori più deboli e meno preparati ma anche in questo ci sono molte alternative!!
Per fortuna, malgrato tutti i cambiamenti vissuti ed affrontati, siamo arrivati alla pensione! Noi siamo alla finestra, aiutiamo i nostri figli e nipoti ma condividiamo le preoccupazioni di fronte a queste nuove sfide e alle terribili guerre vicino all‘Europa che veramente ci angosciano! Tanti auguri umanità.
Naturalmente la digitalizzazione è AI hanno due facce, bisogna vedere quale viene usata.
RispondiEliminaNel 1974 facevo il mio primo corso di operatore al computer, un main frame grosso come una casa, ma con possibilità molto modeste se lo paragoniamo ad un semplice portatile di oggigiorno, ebbene il professore o insegnante ci disse: attenzione se premete un bottone a chilometri di distanza può aprirsi una porta, quindi prima di premere, accertarsi quale porta e può entrare.
Con questo voglio dire che digitalizzare è bello, aiuta a superare fatiche, riduce costi, manutenzione e manodopera, quindi l' innovazione è sinonimo di ricchezza, ma bisogna vedere come essa viene distribuita, le Banche hanno ridotto i costi, chiudendo uffici e mandando a casa tanta gente, hanno aumentato le tariffe e quindi enormi guadagni, che vengono tassati alla vecchia maniera, non si preoccupano della gente senza lavoro o degli anziani che tremano alla vista di una tastiera, non è loro compito(dicono) badare a queste cose, dovrebbero farlo le istituzioni, ma... lo Stesso potrei di PER AI, potrebbe aiutare in tantissime cose, negli ospedali come nella inmovazione e produzione di beni, ma anche in azioni truffaldini a grandi e piccini, a poveri e ricchi.
Ci sarebbe tanto da scrivere e discutere, discorsi lunghi e data la materia anche difficili.
Io ho cominciato da operatore, sono andato in pensione come responsabili dell' informatica di una grossa ditta, dove tra gli altri lavoravano 11 ingegneri informatici, anch'io ne ho presa una laurea breve In management informatico alla università di Utrecht, ma è stata molto dura.
Intanto ringrazio e faccio i complimenti a Franco Narducci, che porta questi argomenti in ambito FAI.
Grazie ed un caro saluti a tutti
Caro Franco. Sai benissimo che questi argomenti che tu affronti in maniera impeccabile , come sempre, sono estremamente complessi e lasciano anche a diverse interpretazioni. Alla lunga , credo, da come vedo nel mio lavoro quotidiano, che l’intelligenza artificiale accresca la qualità della sanità e sia di conforto per il medico soprattutto adesso che c’è penuria di questa categoria nel pubblico. Da un’altro punto di vista credo che l’A.I sia un ostacolo alla crescita dei posti di lavoro e in molti settori soprattutto economici. Staremo a vedere. Andrea N.
RispondiEliminaCaro Andrea, concordo con te che nella sanità e nel lavoro quotidiano del medico, in particolare ospedaliero, l'Intelligenza Artificiale contribuirà ancor più a migliorare il già enorme balzo in avanti cui abbiamo assistito negli ultimi vent'anni o giù di lì (chirurgia, diagnosi, terapia, telemedicina, ecc.). Credo anche, però, che il medico non debba mai affidarsi quasi esclusivamente ai dispositivi e alle strumentazioni informatiche, e spero che sappia preservare le "qualità" dell'ascolto (del paziente) e della diagnosi basata sulle sue competenze professionali ed umane.
EliminaPer il resto, sono tanti gli interrogativi che l'A.I. pone agli umani, sia per il futuro del lavoro che, ad esempio, per il suo uso in campo militare.
Caro Franco, le trasformazione del lavoro a cui tu fai puntuale riferimento hanno caratterizzato e caratterizzeranno tutte le fasi dello sviluppo capitalistico. Come diceva un saggio pensatore e militante operaio degli anni '70, il Capitale, attraverso l'innovazione, cerca di inglobare a sé i tentativi di liberazione dei lavoratori e delle lavoratrici; Non dimentichiamo, neppure, i teorici marxisti che videro nell'automazione una concreta possibilità di quella liberazione. Allora, i dubbi che tu giustamente poni su l'AI sono quelli che dovrebbero guidarci in tutti gli ambiti lavorativi, ma anche di pensiero (ancor più in quelli più delicati che hanno a che fare con la materia stessa del genere umano: il corpo, la formazione e la vita): quando e in che modo l'innovazione è a servizio della società intera per un reale accrescimento dell'efficienza e della conoscenza tout court (e anche della liberazione del tempo di vita), oppure quando resta suffragio di pochi per aumentarne unicamente potere e profitto a discapito dell'aumento di sfruttamento e impoverimento generale dei molti? Grazie per la riflessione! Marianna
RispondiElimina